sabato 16 giugno 2012

Milano, Studentesse e sesso a pagamento


Un po' per pagarsi l'università da «fuori sede», un po' di più per vivere al di sopra delle loro possibilità.



 Studentesse comuni: voti discreti, in regola con gli esami, voglia di girare il mondo, grande curiosità, molto Belle. Per pagarsi l'università da «fuori sede», un po' di più per vivere al di sopra delle loro possibilità, più e meno virtualmente si fanno pagare (o ricompensare) per le loro prestazioni sessuali, perché, dicono «qualcuno si deve prendere cura del nostro tempo». È un fenomeno in espansione anche nelle nostre università. Tenuto sotto traccia da una certa finta pudicizia tutta milanese. Già acclarato e in parte descritto in molti campus, soprattutto nel mondo anglosassone, ma presente anche in Asia. 

Qualcuna  di loro hanno quasi finito la tesi di laurea; e sono pronte per partire per gli Usa». 

Un recente studio condotto in alcune università statunitensi indicava che una ragazza su dieci avesse fatto sesso, almeno virtuale, a pagamento negli anni di studio. Sono soprattutto le prestazione sessuali via Internet in esponenziale aumento. Per molti tutta questa storia si deve ridurre a semplice prostituzione e quindi a una prostituta. Purtroppo o per fortuna le cose sono molto più complesse e questo comportamento va studiato poiché è, anche, lo specchio della città e della civiltà contemporanea in cui viviamo e del distorto rapporto tra corpo e denaro. 

 Vivono con l' avere molti  fidanzati in un susseguirsi di rapporti più o meno brevi e più o meno regolati da regali o denaro, semplicemente in conseguenza del loro trasporto per l'altro o per la generosità del loro partner. Vivno tra l'università e la notte milanese che l'accolgono nei loro vestiti scintillanti e firmati dentro i loro locali più trendy, in un continuo girovagare notturno. Non  si sentono  prostitute, non si sentono nulla.



In una liquidità sociale completa e con un'identità mutevole e sovrapponibile, vivono questo rapporto con il proprio corpo e con gli altri. Interpretano, anche così, la loro permanenza a Milano come studentesse. Eh sì, difficile da digerire. I paradigmi cambiano. Nessun senso di colpa. Nelle loro parole anche un sottinteso che racconta come per alcune professoresse o compagne più grandi è troppo appariscente e interessata alle scarpe per essere intelligente. Si tratta innanzitutto di alzare un velo su questo fenomeno e invece di fare finta che non esista, provare a comprenderlo, senza condanne a priori poco utili; continuare a parlarsi, creare un ambiente e una città dove sia possibile per tutti potersi confrontare senza la paura di anatemi morali. Provare a immaginarsi un luogo dove avere una progettualità più ampia che si prenda cura del tempo di tutti.

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